Un dono prezioso… il tempo!!!

Soddisfazioni?

All’inizio non ci credi, poi realizzi che invece è vero. E’ vero che oggi, anche se non è sabato e nemmeno domenica,  non hai un capo che ti aspetta in ufficio. Oggi non devi schizzare fuori dal letto, girando per casa come una matta, facendo almeno tre cose contemporaneamente. Non ti fai la doccia mentre pulisci il bagno rischiando di lavarti con un bagno schiuma anti-calcare. Non bevi i il caffè mentre svuoti la lavastoviglie e, in piena dissociazione, versi il nero liquido residuo sui candidi piatti puliti. Non ti vesti mentre rifai il letto o ti trucchi mentre stendi la biancheria. Non sei così trafelata che appena fuori alle 8:45, vestita di tutto punto, truccata, pettinata e senza aver dimenticato nulla, sei colta da un incredulo senso di pace, pieno di soddisfazione.

Un bel sospiro

Certo se poi piove e hai dimenticato l’ombrello e le chiavi, lanciate nella borsa si sono nascoste così bene che rinunci a trovarle dopo 5 minuti di vana ricerca, bagnata di tutto punto e con il trucco che cola, inizi la giornata con un bel sospiro non appena ti siedi finalmente  in macchina.

No oggi no, oggi non vado a lavorare.  Tanto, dai, chi se ne frega! Ho diritto al mio meritato riposo. Non mi godo un’estate piena da quando ho fatto la maturità, sempre inseguendo la realizzazione, sempre dietro un obiettivo, sempre motivata, carica, piena di voglia di dare il tuo contributo alla società.

Perché  me lo diceva sempre il nonno che io ero la più intelligente e avrei fatto grandi cose…

Sacrifici

E ne hai fatte di cose, e soprattutto tanti sacrifici che, se ci pensi, ti commuovi e piangi o forse piangi perché la vita è stata dura e sempre in salita e perché a te nessuno ha mai regalato niente.

Hai saputo cogliere delle opportunità, ma non volevi niente di più che fare bene il tuo lavoro e non hai chiesto promozioni o aumenti di stipendio. Hai semplicemente dato il massimo e le tue figlie ne hanno pagato il prezzo più alto insieme a te che tra un senso di colpa e l’altro andavi a lavorare sempre più trafelata e angosciata.

La belva umana

Al punto che aspetta come è che ti chiamava il tuo capo? Ti chiamava la “Belva umana” si, perché un po’ isterica eri e si vedeva … ma tanto lui scherzava e ci si rideva su … scusa  e perché adesso ti viene da piangere? Ah il pensiero dei bei tempi … Mah!!!

E quando ti sei fratturata il braccio? C’era il progetto da consegnare. Il progetto della Commissione Europea in Libano e Siria e tu eri la coordinatrice.   Andavi a lavorare in malattia e hai detto al tuo capo – no non quello della “Belva umana”, un altro, quello era stato liquidato senza troppi preamboli qualche mese prima – “io non ci sono, non mi avete visto”. Lo hai detto a quel capo che dopo circa un anno  ha chiesto le dimissioni a te e alla tua collega. Era il 18 ottobre 2005 e l’indomani la tua collega avrebbe compiuto gli anni e si, le hanno fatto un bel regalo.

Però no voi non le avete date le dimissioni e le cose li per li si sono sistemate. Anzi sembrava che fossero migliorate, avete cambiato capi e vi siete sentite più serene … Era l’inizio della fine, 10 anni dopo vi hanno licenziate …

Malgrado tutti i sacrifici e la fatica e i salti mortali per far quadrare tutto, la gente ti incontrava e ti trovava bene ma, il tuo organismo cominciava a ribellarsi … malattia psicosomatica la chiamano, perché quando il sistema immunitario fa i capricci, nessuno ci capisce niente e  allora si fa la cosa più semplice, si invoca la mente… e sei stata operata e hai conosciuto persone speciali e la tua malattia ti sembrava una sciocchezza in confronto alle tragedie che si consumavano intorno a te, in ospedale… e ti sei fatta forza e sei andata avanti.

Capi

Ne avete passate tante in questi 10 anni tu e la tua collega senza mai lamentarvi senza mai pretendere il rispetto dei diritti più elementari: un ufficio pulito, riscaldato o un  capo presente… Non potevate lamentarvi eravate solo in due – chi si sarebbe preso a cuore le vostre sorti? Quindi si faceva la spola per la città, per farsi firmare gli atti dal capo anche appoggiandosi al cofano della sua macchina. Dopo il capo  assente, è venuto un altro capo che  è stato fin troppo presente. Però il trasloco lo ha fatto fare a voi, mentre lui ha arredato il suo ufficio da capo megagalattico con i divani di pelle e i tappeti persiani e le bandiere dell’Italia, della Sicilia e dell’Europa… perché si lavorava in contesti internazionali…

Avete fatto i progetti per la Regione e siete state brave perché eravate pur sempre solo in due e non avete mai preteso niente né una promozione né un aumento … I vostri stipendi ve li pagavate con i progetti ma, un giorno, a qualcuno è sembrato che guadagnaste troppo e lo stipendio ve l’hanno ridotto e voi non ne avete potuto più e avete reagito. Eppure, si sa come è la giustizia in Italia, va per le lunghe e sembra che  il giudice voglia dare ragione alla Società e voi, disoccupate ormai da due anni, di questi soldi ne avreste proprio bisogno, ma vi augurate che almeno non vi facciano pagare le spese  processuali…perché al peggio non c’è fine

E poi ti dicono “dai ti godi il tuo tempo” e tu ci credi, ci hai creduto perché è bello la mattina non essere costretta a schizzare giù dal letto per non arrivare in ritardo al lavoro…

Disoccupati e pensionati

Di contro, ti ritrovi a fare la spesa la mattina e poi magari incontri un tuo ex capo in pensione – quello che ti chiamava “belva umana” che ti dice beh a quest’ora al super si incontrano pensionati e disoccupati e lui ride… si infatti lui scherza e ridi con lui, ma dentro senti una fitta che ti spezza il cuore.

Vai in giro e vedi i bambini con i nonni e pensi a quanto tempo hai tolto ai tuoi figli e adesso che il tempo ce l’avresti i tuoi figli non hanno più bisogno di te e il cuore ti fa male  e le lacrime ti inondano gli occhi che meno male che non sei truccata, del resto che bisogno c’è, meglio lasciare il viso pulito e fresco che poi i trucchi costano …

Un sabato mattina mentre passeggi per la tua città che quest’anno è capitale della cultura, incontri Alessio che fa il volontario per Telethon  e scambiate due parole e potrebbe essere tuo figlio e ti chiede che fai e tu gli rispondi che sei disoccupata da due anni come lui e allora lo incoraggi e ti congratuli per il suo impegno di volontario e poi lui ti saluta e ti fa i complimenti per gli occhi … e torni a casa mentre qualcuno canta le vicende di Rosa, Saridda e Pippinedda ca si maritaru e di colei  che, essendo biedda assai,  si vuole maritare pure.